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Paradisi Fiscali, Società Offshore ...
COSA NOSTRA SI AVVALE DI AVVOCATI E COMMERCIALISTI PER IL RICICLAGGIO?
Prossimo al lancio, il libro di Nino Amadore, redattore del "Sole 24 Ore" di Palermo in cui analizza come i professionisti (avvocati, commercialisti, ragionieri, ingegneri ecc.) aiutano cosa nostra, giá é polemica.
27/01/2007 - Tra i temi principali vi é quello dei Paradisi Fiscali che secondo i magistrati antimafia sono il fulcro del ricicalaggi. Su questo tema Amadore ha intervistato Giovanni Caporaso, considerato il guru dell'offshore italiano e autore di polemici libri, tra i quali: "Cambiare identitá é possibile. Ecco le prove"edito da Expats Ebooks. Ecco le parti piú salienti dell'intervista:
Cambiare identità, i segreti della Banca Offshore ecc. Basta scorrere i titoli dei libri che lei ha scritto e la domanda viene spontanea: utili strumenti per un criminale che deve riciclare il denaro sporco.
I libri hanno scopi differenti l’uno dall’altro. “Cambiare identitá é possibile. Ecco le prove” é un libro di denuncia sulla presunta infallibilitá dei sistemi biometrici per il controllo dell’identitá, e infatti dimostra che anche i sistemi più avanzati hanno brecce ed in fondo il terrorismo o la criminalitá vengono usati come scusa per schedare tutti i cittadini. Nel nuovo mondo tecnologico, dei documenti biometrici ed elettronici, è ancora possibile cambiare identità e burlare i più avanzati sistemi di sicurezza, in mille modi, come ho dimostrato tra realtà e futurismo, in questo libro-reportage.
È LA FRANCIA IL «PARADISO» FISCALE PER LE FAMIGLIE
Nessun Paese europeo — anzi, probabilmente, nessun Paese in assoluto — riserva ai nuclei un trattamento di favore come quello accordato da Parigi. Merito, certo, del "quotient familial", il complicato sistema che consente di calcolare l’imposta sul reddito in funzione delle persone fiscalmente a carico. Sta di fatto che una famiglia di quattro persone, con coniuge e due figli a carico, e un unico reddito di 25mila euro, non paga praticamente alcuna imposta: solo 52 euro.
Che diventano poco più di 2.500 se lo stesso nucleo conta su un unico reddito da 50mila euro all’anno.
Solo la Germania riesce a tenere il passo, pur rimanendo ben distanziata dai livelli di tassazione incredibilmente bassi garantiti ai cittadini d’Oltralpe. Nell’esempio, la famiglia tedesca paga meno di 700 euro su 25mila di reddito e quasi 7.200 su un guadagno annuo di 50mila.
Londra, Regno Unito - La più piccola micronazione del mondo raggiungibile solo in elicottero o in nave(WAPA) - Lo annuncia il "Times": il più piccolo Stato del mondo viene posto in vendita ad una somma di "Almeno otto cifre". La micronazione non è nota ai più, ma è conosciuta in ambito finanziario in quanto è un piccolo paradiso fiscale.
Il principato non ha terra, ma sorge sulle acque a circa 11 km dalla costa del Suffolk, al largo della parte orientale dell'Inghilterra. L'isola artificiale nasce nel 1941, quando le forze armate britanniche costruiscono una piattaforma sorretta da due torri (poi ribattezzata "Torri tempestose" (Rough Towers), avente una superficie di 560 metri quadrati. Una volta abbandonata, viene "Conquistata" da Paddy Roy Bates, ex-maggiore dell'esercito di Sua Maestà, che se ne autoproclama principe. Il Regno Unito cerca di riprendersela, ma le sue navi vengono respinte dal fuoco proveniente dalla piattaforma. Si va dunque davanti ai giudici, che danno ragione al "Principe" in quanto l'isola è posta oltre tre miglia al di fuori della acque territoriali inglesi e quindi la regina Elisabetta non può rivendicarne la proprietà. Così, a partire dal 1974, il principe è libero di coniare una propria moneta, di alzare una propria bandiera e di creare un suo inno di Stato, una sua Costituzione, un suo governo e dei suoi ministri, di stampare francobolli e di creare una sua banca, contendendo così il primato di paradiso fiscale al principato di Monaco.
Il principato di Sealand emette anche dei passaporti e delle targhe automobilistiche a pagamento (kit completo: passaporto, patente e targa al prezzo che va dai 9000 ai 55.000 dollari)
Un nuovo studio avverte che la Svizzera potrebbe perdere terreno nella battaglia per attirare le imprese straniere con una bassa imposizione fiscale.
La concorrenza dell'Irlanda e dei paesi dell'est, assieme agli attacchi dell'Unione europea al sistema fiscale svizzero, potrebbero danneggiare la reputazione della Svizzera.
La Svizzera si situa al 13° rango in termini di imposizione delle imprese, in base a uno studio della società di revisione e di consulenza KPMG che ha passato in rassegna 86 paesi.
Cipro è la nazione che ha la mano meno pesante (imposta del 10% sugli utili), seguita dall'Irlanda (12,5%). Le altre posizioni fra i migliori dieci sono occupate da paesi dell'Europa dell'Est.
La classifica non tiene tuttavia conto di stati come le Isole Cayman e le Bermuda, dove il fisco esonera le società. In un comunicato diffuso mercoledì, la KPMG afferma che con un tasso d'imposizione medio delle imprese del 21,3% (28% nel 1993), la Svizzera si situa a un «livello intermedio».
La Francia con un tasso del 33,3% occupa il 24° rango della classifica, l'Italia con il 37,3% il 32°, la Germania con il 38,3% il 33°. Tra i paesi extraeuropei, gli Stati Uniti registrano un tasso d'imposizione sulle imprese del 40%, il Giappone del 40,7%.
Inquietudini nei cantoni
Molti cantoni svizzeri, che hanno tassi d'imposizione più bassi, si trovano tuttavia in ottima posizione nella competizione globale incentrata sull'abbassamento delle tasse per le imprese.
Le società pagano meno tasse nei cantoni di Obwaldo (tasso d'imposizione sugli utili del 13,1%), Svitto (15,6%) e Zugo (16,4%). Le condizioni offerte in otto cantoni sono in linea con quelle dei paesi dell'Europa orientale, 17 rientrano nella media. Tra questi si contano Zurigo (21,3%) e Ticino (21,4%). Fanalino di coda sono i Grigioni, con un tasso del 29,1%.
Un ulteriore sondaggio presso gli enti di promozione economica mostra che nell'80% dei cantoni è stata registrata una crescita dell'insediamento di imprese straniere negli ultimi due anni.
La maggioranza delle società proviene dalla Germania, seguita da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Gli enti preposti alla promozione economica ritengono che la situazione fiscale attuale in Svizzera venga considerata da buona a molto buona dagli investitori, ma quasi la metà prevede un peggioramento nei prossimi anni.
Conflitto con l'Unione europea
Olivier Gehringer, della KPMG, spiega a swissinfo che questo pessimismo si spiega in parte con il conflitto che oppone attualmente la Svizzera e l'Unione europea. L'anno scorso, la Commissione europea ha accusato certi cantoni di violare l'accordo di libero scambio del 1972.
«È un esempio tipico del modo con cui Bruxelles cerca di spingere la Svizzera a modificare il suo sistema fiscale. Alcuni pensano che il solo modo per far diminuire la pressione sia aderire all'UE», precisa Gehringer.
A suo avviso anche il costo elevato della vita e gli ostacoli burocratici scoraggiano le grandi imprese che vogliono stabilirsi in Svizzera. L'anno scorso, ricorda, la grande società di biotecnologia Amgen aveva rinunciato a costruire una filiale in Svizzera, optando per l'Irlanda.
Oltre all'aliquota fiscale, altri fattori giocano tuttavia un ruolo importante nella scelta di un luogo d'insediamento, tra cui l'efficienza delle autorità, la sicurezza giuridica, la disponibilità di manodopera qualificata e plurilingue e di servizi ben sviluppati. In questi fattori la Svizzera si situa sopra la media, sostiene la KPMG.
Fonte: swissinfo e agenzie http://www.swissinfo.org/
MISTERI A MADEIRA
I soldi erano attesi entro il 30 giugno. Ma quel bonifico da 870 mila euro sui conti di Italimpresa non è mai arrivato.
Quel denaro rappresenta l'ultima possibilità per il rilancio dopo le maxi-perdite del biennio 2002-2003 e dopo due anni di inattività per carenza di liquidità. Senza quei soldi, non resta che la messa in liquidazione della finanziaria reggiana. Il bonifico doveva partire dalla Horizon View Servicos e Marketing Lda, una misteriosa società off shore con base a Madeira, arcipelago dell'Atlantico sotto sovranità portoghese. Cinque anni fa, il 21 dicembre 2001, la Horizon comprò da Italimpresa i diritti per l'uso del suo sistema operativo di trading. Il corrispettivo fu fissato in 2 milioni e 450 mila euro da versare a rate in 10 anni.
Stando ai bilanci di Italimpresa, tra il dicembre 2001 e il dicembre 2005 la società di Madeira ha versato un milione e 220 mila euro. Di questi, 870 mila euro sono stati pagati non in contanti, ma girando a Italimpresa 3 milioni di azioni della Lazio. Azioni che però, al momento della consegna materiale dei titoli, avevano perduto oltre l'80 per cento del loro valore di mercato. L'anno scorso, in ogni caso, la finanziaria reggiana vantava ancora un credito di un milione e 230 mila euro.
Pressata dalla crisi di liquidità, scelse la strada di una transazione. Italimpresa rinunciava a 360 mila euro, ma Horizon si impegnava a versare 870 mila euro entro il 30 giugno 2006. Ma la società di Madeira - come scrivono i revisori nella loro relazione - non ha onorato le scadenze.
Chi c'è dietro questa società off shore? Madeira è un paradiso fiscale in piena regola. Impossibile, dunque, risalire al proprietario. L'unico dato certo è che a firmare il contratto del dicembre 2001 per conto della Horizon furono Matthew Charles Stokes e Veronica Joan Stokes. Ma della Horizon si parla a lungo anche nell'esposto firmato da due ex amministratori di Italimpresa, Federico Pozzi e Giovanni Aspra.
Un esposto che è all'origine dell'inchiesta sul dissesto della società aperta dalla Procura di Reggio. In quella denuncia, sulla base del conto corrente della banca Arner di Lugano da cui partivano i bonifici della Horizon, si avanza il sospetto che la società di Madeira sia in realtà riconducibile al finanziere reggiano Andrea Vezzani, fondatore ed ex amministratore delegato di Italimpresa.
Le 55 mosse di Visco per combattere l'evasione fiscale
Un´operazione in 55 mosse per recuperare 13 miliardi di euro. È quanto emerge dal documento presentato dal viceministro all´Economia Vincenzo Visco, con l'obiettivo di «sradicare» l'evasione entro la fine della legislatura. Le iniziative contenute nel cosiddetto «Piano Visco» si estendono dal decreto del luglio scorso a quello che accompagna la Finanzaria 2007, varato in questi giorni. Duplice l'intento del Governo, che da un lato rafforza «i poteri del Fisco nei riguardi del singolo contribuente già sottoposto a verifica (in materia di questionari, nelle procedure telematiche di acquisizione dei dati bancari, con il raddoppio termini di decadenza, eccetera)» e dall´altro programma «un cospicuo arricchimento del patrimonio informativo dell'anagrafe
Paradisi fiscali. Non sarà più possibile per l´utente dedurre le parcelle pagate ai professionisti, con residenza nei paradisi fiscali. La mossa del governo è mirata a scoraggiare il fenomeno.
COMO - Torna il cambio agevolato a Campione d'Italia, la cui abolizione prevista nel cosiddetto 'pacchetto Visco', dal nome del Viceministro all'Economia e alle Finanze che lo aveva elaborato, aveva suscitato un vespaio di polemiche e di proteste tanto che con documento 'bipartisan' opposizione e maggioranza dell'enclave avevano esternato la loro contrarietà. Anche i dipendenti pubblici del Comune e del Casino' erano scesi in piazza con un presidio davanti alla Prefettura.
Ora, la finanziaria varata in questi giorni contiene un decreto Legge che ripristina il cambio agevolato per le tasse sui redditi in franchi svizzeri. Il tasso sarà quello in vigore il 30 giugno scorso, lo 0,40515 euro per ogni franco. Secondo il nuovo provvedimento, il tasso non verrà modificato per l'anno in corso e neppure per il prossimo mentre dal 2008 l'adeguamento non avverrà più ogni tre anni come accade ora.
"Un grande risultato - spiegano i rappresentanti dell'Ulivo di Campione -. Togliere il cambio agevolato voleva dire penalizzare fortemente i campionesi". Dello stesso tenore il commento del sindaco di Campione, Roberto Salmoiraghi: "Tutti sono convinti che chi abita a Campione viva in una sorta di paradiso fiscale. In realta' il costo della vita e' molto piu' alto rispetto al resto d'Italia perche' uniformato a quello svizzero".
Il Lussemburgo non sarà più il paradiso fiscale per le multinazionali. Così ha deciso la Commissione Ue, dando al Granducato un «ultimatum»: dovrà abrogare entro il 2006 il regime preferenziale accordato alle holding finanziarie che vi hanno sede, e queste ultime si dovranno adeguare entro il 2010.
Una severità giustificata con il passato rifiuto, da parte del piccolo Stato, di adeguarsi alle raccomandazioni di Bruxelles e modificare la normativa fiscale, considerata dalla Commissione una violazione dell'articolo 87 del trattato Ue sugli aiuti di Stato, in quanto garantisce «ingiustificati vantaggi fiscali ai fornitori di alcuni servizi finanziari», alterando così la concorrenza e il commercio tra le imprese in questo mercato.
Il ministro delle Finanze lussemburghese Luc Frieden è corso ai ripari, annunciando, subito dopo la pubblicazione della nota comunitaria, che il governo proporrà al più presto una soluzione alternativa e dicendosi soddisfatto di aver ottenuto quattro anni di tempo per consentire la riorganizzazione delle società. In realtà, il richiamo all'ordine era atteso da tempo, tanto che molte multinazionali hanno già provveduto a cambiare il loro statuto, trasformandosi in società di partecipazione finanziaria, che pur continuando a beneficiare di una serie di vantaggi fiscali, tuttavia sono sottoposte ad imposta sul reddito.
Nel mirino di Nellie Kroes, commissario Ue alla concorrenza, c'è infatti una normativa che risale al 1929 (solo parzialmente modificata nel giugno 2005) che permette alle società finanziarie - appunto «holding 1929» - di beneficiare di un regime fiscale estremamente favorevole,
non assoggettando ad alcuna imposta i redditi, compresi capital gain, depositi bancari, dividendi e interessi di obbligazioni, che non sono neppure soggetti a ritenuta alla fonte. Comprensibilmente, nel corso degli anni molte società hanno trasferito le loro sedi nel Granducato, facendone il principale centro finanziario offshore europeo. Così, in un Paese che conta appena 450mila abitanti, hanno aperto sedi 180 banche di 25 Paesi diversi: il settore finanziario rappresenta più del 25% dell'attività economica del Lussemburgo e il 40% delle sue entrate fiscali, dando lavoro a 29mila persone, cioè il 10% della forza lavoro del Granducato.
Ora però «la globalizzazione dei mercati finanziari e l'attuale quadro normativo per i servizi finanziari hanno reso obsolete le leggi del 1929», secondo l'Antitrust europeo: da qui, la decisione di eliminare il sistema di defiscalizzazione.
Stretta sui 'paradisi fiscali'. Con la manovra bis, approvata dalla commissione Bilancio del Senato, sarà impedita la 'triangolazione'. In pratica nel passato, le somme prima di tornare in Italia da un paradiso fiscale venivano fatte passare per un altro Paese. Manovra che permetteva di aggirare i controlli che si fermavano all'ultimo passaggio di denaro. Adesso invece sarà possibile risalire all'origine di provenienza delle somme di denaro che arrivano in Italia. (...)
Problemi con il fisco australiano per John Cornell e Paul Hogan, il produttore e uno degli interpreti della famosa serie Crocodile Dundee. I due sono sospettati di aver trasferito in un paradiso fiscale decine di milioni di dollari di royalties derivate dagli incassi dei numerosi film degli anni Settanta. Il rappresentante legale di Hogan e Cornell si è difeso dicendo che la presunta evasione deriva dall'ignoranza e non dalla disonestà. Inoltre gran parte del denaro è stato depositato offshore, dietro consiglio di esperti fiscali, quando in Australia la tassazione sui proventi all'estero non era così onerosa. Se questo sarà dimostrato, i due dovranno solo pagare una somma consistente e non risponderanno di un reato penale.
Alle Svalbard chiunque può immigrare senza documenti. Ma la vita non è facile
Potrebbe essere un ‘caloroso’ benvenuto per uno straniero, se non si trattasse del Circolo Polare Artico: l'arcipelago norvegese delle Svalbard, 1000 chilometri dal Polo Nord, è l'unico luogo dell'Europa occidentale dove i migranti non hanno bisogno di permesso di soggiorno, né di visto d'ingresso. In base a un Trattato del 1920, infatti, ciascuno ha 'liberta di accesso e di soggiorno" nelle isole. Sempre che riesca a trovare un lavoro e resistere a 30 gradi sottozero. (...)
ROLLING STONES: ROCKSTAR O ABILI UOMINI D'AFFARI ?
Credevate che sfruttare società off-shore per non pagare le tasse fosse un'abitudine tutta italiana? Ebbene no, sembra che anche i Rolling Stones abbiano deciso di seguire le orme di qualche nostro connazionale. Come riportato nei giorni scorsi (vedi news), Jagger e compagni hanno guadagnato, solamente nell'ultimo tour oltre 120 milioni di euro. Ma dove vanno a finire tutti questi soldi? La risposta l'ha fornita Die Welt, giornale olandese che ha spiegato come la Promogruop, società che gestisce il capitale degli Stones fin dagli anni '70 abbia disseminato milioni di euro (o dollari) in numerose società con sede nei paesi tropicali, Caraibi e Antille per fare un esempio, considerati dei veri e propri paradisi fiscali per la bassa percentuale di tasse pagate sul reddito. Sugli oltre 120 milioni di euro guadagnati nell'ultimo anno infatti gli Stones verseranno al fisco solamente l'1,6%. Sabine Schuttgens, avvocato che gestisce i testamenti di Jagger, Watts e Richards ha dichiarato che tale mossa è stata decisa dai musicisti per evitare, in futuri, discussioni tra i loro eredi.