• Geopolitica offshore

    Molti dei pi¨ classici paradisi fiscali, in primo luogo le isole dei Caraibi, si sono quindi messi al riparo per ora da ipotetiche sanzioni con una lettera di intenti. "Ho piacere di informarla" ha scritto ad esempio il 18 maggio 2000 Peter Smith, il governatore delle Isole Cayman - il maggiore centro off-shore del pianeta - al Segretario dell'Ocse Donald Johnston, "che le Isole Cayman con la presente si impegnano per l'eliminazione delle pratiche fiscali che siano considerate dannose in accordo con il rapporto Ocse". Da paradisi a purgatori? Per adesso solo sulla carta. Secondo la stessa Ocse, i paesi che finora possono effettivamente essere esclusi dalla lista nera sono solo tre: Barbados, Maldive e Tonga.


    E non si tratta certo dei centri maggiori. Alle Maldive e all'isola di Tonga, nell'Oceano Pacifico, i depositi off-shore si calcolano solo in milioni di dollari. Alle Barbados invece sfiorano i 7 miliardi. Ma il pi¨ grande paradiso fiscale, le Cayman appunto, riceve crediti e titoli dall'estero per quasi 500 miliardi di dollari, le Bahamas per 164 miliardi, le Antille Olandesi per 98 (sempre secondo i dati Bri al settembre 2001). I sette territori recalcitranti hanno depositi esteri per 26 miliardi di dollari in tutto. Fa per˛ un certo effetto sapere che il primo per risorse ricevute Ŕ la Liberia con oltre 16 miliardi di dollari.

    In Liberia circa 3 milioni di abitanti vivono, quando non c'Ŕ la guerra, con un dollaro al giorno. Il debito estero ufficiale Ŕ di 2 miliardi di dollari, il doppio del prodotto interno lordo. Ma i crediti accumulati in banche battenti bandiera liberiana e provenienti dall'estero arrivano, al settembre 2001, a 16 miliardi e 231 milioni di dollari. I depositanti sono tedeschi, giapponesi, francesi, britannici, statunitensi e anche italiani.

    A Monrovia, infatti, opera da molti anni la Tradevco, una banca d'affari controllata da Mediobanca. Con un bilancio di 28 milioni di dollari, impiega soprattutto verso altre banche e guadagna praticamente solo da commissioni.

    I capitali italiani nei paradisi fiscali sono presenti soprattutto nel Principato di Monaco - 882 milioni di dollari su quasi 3 miliardi, ma i dati sono fermi al '98 - e a sorpresa alle Bahamas, subito dopo i canadesi, 2,8 miliardi su 24 miliardi di crediti bancari (non si conosce la composizione dei restanti 140 miliardi di capitali esteri dell'arcipelago). Nei 41 paesi individuati dall'Ocse arrivano in tutto dall'Italia quasi 10 miliardi di dollari.

    La lista italiana dei paesi a fiscalitÓ privilegiata, rinnovata con decreto del ministro dell'Economia nel novembre scorso, Ŕ pi¨ ampia in realtÓ di quella dell'Ocse. Comprende infatti 50 paesi a pieno titolo e altri 19 per aspetti parziali. La normativa nazionale, per˛, si concentra soprattutto sui problemi dell'elusione fiscale; solo dalla Finanziaria 2000 Ŕ stata introdotta la diretta imputazione in capo alla societÓ controllante dei redditi conseguiti da una controllata localizzata in un paradiso fiscale - il cosiddetto sistema delle controlled foreign companies, cui l'Italia Ŕ arrivata per ultima in Occidente.
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