• Tra Italia e Svizzera presto l'accordo anti-evasione

    Da questa parte delle Alpi la volontà di recuperare miliardi di euro, tassando i capitali fuggiti illegalmente. Dall'altra il desiderio di uscire dalla lista nera dei paradisi per evasori. C'è sintonia tra Italia e Svizzera sulla strada dell'accordo fiscale. Lo hanno ribadito ieri, al termine di un incontro a Palazzo Chigi, Mario Monti e il presidente elvetico Evelin Widmer-Schlumpf: «Contrastare l'evasione è obiettivo comune, sono soddisfatto del buon andamento del gruppo di lavoro», ha dichiarato il premier. Che sui tempi del negoziato però non si è sbilanciato: «La materia è complessa, difficile fare previsioni». Nessun commento nel merito, il lavoro è solo agli inizi.

    La task force bilaterale, creata da un mese, si è riunita per la prima volta il 24 maggio. Si ragiona sullo schema Rubik, l'accordo che la Svizzera ha già chiuso con Inghilterra, Germania ed Austria e che ha ottenuto il via libera della Commissione Europea. Due gli elementi essenziali: una sanatoria sulle tasse evase dagli italiani negli scorsi anni e l'attribuzione alla Svizzera del ruolo di sostituto di imposta, di riscossore, su quelle da versare in futuro. In cambio Roma cancellerebbe la Confederazione dalla lista dei paradisi fiscali. Una volta regolarizzati, i contribuenti italiani potranno tenere i capitali in Svizzera. Da capire se sarà loro garantito l'anonimato, come nel patto siglato dalla Germania.

    Ieri Monti ha parlato di «soluzioni in linea con la disciplina comunitaria, con particolare riguardo alla doppia imposizione e allo scambio di informazioni». Sui depositi non dichiarati degli italiani nella Federazione le stime oscillano tra i 100 e i 200 miliardi di euro. Quanto grande sarà la fetta recuperata dall'erario, dipenderà dalle aliquote: Svizzera e Germania hanno fissato una tassa tra il 21 e il 41% per sanare i conti passati e del 26% sui redditi futuri. Per Inghilterra e Austria le percentuali sono più basse. Ma anche nella peggiore delle ipotesi il Tesoro incasserebbe diversi miliardi di euro.

    Altro tema aperto è quello delle imposte sugli italiani con impiego in Svizzera. All'inizio della trattativa il Canton Ticino ha scongelato i 23 milioni di euro di ristorni, la parte di prelievo fiscale da restituire ai comuni lombardi in cui i lavoratori risiedono. Berna però vorrebbe abbassare la percentuale dovuta, ora al 38,8%. Per ora, l'unica certezza è che la volontà di arrivare all'accordo è condivisa: «Proseguiremo senza indugio le trattative che portino alla regolarizzazione e all'imposizione futura dei contribuenti italiani», ha dichiarato Widmer-Schlumpf. «Vogliamo creare una piazza finanziaria forte senza denaro non dichiarato».

    Il gruppo tecnico si rivedrà a fine mese e i risultati, ha annunciato Monti, «saranno riferiti direttamente ai presidenti del consiglio». Tempi veloci, ma sulla possibilità di chiudere entro fine anno il premier glissa: «La volontà è di concludere bene e presto».


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