Non solo schemi contrattuali, o triangolazioni con società create in paesi Ue. Chi sceglie la strada dei tax heavens dovrà disporre e movimentare le proprie ricchezze. Un aspetto da considerare, una volta scelta la tipologia societaria che meglio risponde alle proprie esigenze, è dunque la gestione e i rapporti con le banche off-shore. Secondo gli esperti è preferibile orientare la scelta su un'area comoda da raggiungere: il rischio è quello di dover mandare in giro le copie autenticate del proprio passaporto potendo anche incorrere in controlli.
È necessario valutare poi, nel caso di un istituto poco conosciuto, alcuni indicatori come l'età anagrafica della banca, il bilancio dell'ultimo esercizio e la composizione del management. Alcuni dei servizi base offerti dalle banche off-shore vanno dalle carte di credito e di debito operative sui circuiti internazionali all'apertura di un conto senza interferenze e in tempi sprint, dalla facilità del deposito e del prelievo, al conto in varie valute e la possibilità di poter effettuare le operazioni a distanza (tramite internet, telefono, fax). Ma se la privacy è l'obiettivo principale e non si riesce a trovare un istituto bancario che risponda adeguatamente alle proprie esigenze, in alcune giurisdizioni è possibile addirittura costituire dal nulla la propria banca off-shore. Basta possedere poco meno di 30 mila euro e la supervisione di un esperto. Che cosa mettere nel piatto della bilancia. La barriera tra evasione ed elusione è davvero molto sottile. La scelta secondo chi opera nel settore deve essere compiuta insieme all'avvocato o al commercialista di fiducia, non basta considerare i fattori degli investimenti reali come il rischio paese, politico o il rischio moneta. Racconta Giovanni Caporaso: "Bisogna principalmente sapere con chi si sta trattando.
Questo tipo di consulenze, se fatte grossolanamente, possono comportare seri rischi sia per il cliente che si trova a fare un'operazione senza copertura legale, sia per il consulente che può essere accusato di istigazione all'evasione fiscale e altri reati. Il rischio è quasi zero se vengono presi in considerazione tutti i fattori. Per questo è importante l'opinione del commercialista e dell'avvocato. Il consulente internazionale normalmente è aggiornato sulla legislazione offshore e non su quella dei paesi industrializzati. Come consulente internazionale non ho il contatto diretto con il cliente, tutto si svolge via telefono o internet, realmente non conosco le vere intenzioni del cliente. In genere cerco di capirle", conclude Caporaso, "per evitare un domani di essere coinvolto in scandali. In 12 anni di consulenza offshore non abbiamo mai avuto un cliente indagato”. (riproduzione riservata)
Le banche clandestine prosperano in tutto il mondo. Nella generale categoria degli intermediari inquinati confluiscono due tipologie di operatori:
quelli ufficiali e legali i quali adottano linee comportamentali fortemente devianti, e quelli abusivi, che operano cioè completamente al di fuori del sistema ufficiale e che sfuggono completamente agli obblighi imposti dall'Ordinamento e, quindi, agli ordinari strumenti di vigilanza e controllo da parte delle competenti autorità.
I sistemi bancari "paralleli" assumono denominazioni diverse ed a volte assai folcloristiche, nelle differenti aree geografiche di riferimento. Si parla così in Cina di sistema Chop Shop, nel sub continente indiano di sistema Chiti o Hundi, in ambito latino-americano di Stash House, quest'ultimo diffuso anche nel Nord America come conseguenza dei flussi migratori che interessano tale area..
- Evasione fiscale nel mondo: 292 milioni di dollari Usa all'anno
- Riciclaggio di denaro sporco: fatturato di circa 600 miliardi di dollari annui
BANCHE ITALIANE
Banche italiane con sedi nei Paradisi: 320 (sparse in 30 paesi)
Banche italiane con sede in Lussemburgo: 30
Gruppi controllati da banche italiane: 117
50% (112 su 250) delle società italiane quotate in borsa
e 22% (22 su 88) dei gruppi bancari italiani hanno partecipazioni-
di controllo su società residenti in paradisi fiscali.
Da un rilevamento della sezione antiriciclaggio dell'Ufficio Italiano Cambi per il periodo 1997-1999 risulta che ogni mese circa 10.000 miliardi (5 milioni di euro) lasciavano l'Italia per riparare nei forzieri delle banche offshore. E risulta che, nonostante l'operazione del cosidetto scudo fiscale sui capitali che rientrano dall'estero, i flussi verso l'offshore non si siano prosciugati.
Del resto tutto è ormai facilitato dall'elettronica. Il trasferimento elettronico di fondi tra più paesi è ormai divenuto un sistema estremamente diffuso e non può più considerarsi appannaggio di pochi operatori. E' significativo a questo proposito che ormai i messaggi pubblicitari delle società che forniscono questo particolare servizio comprendono le offerte più disparate, come ad esempio addirittura l'omaggio di un panettone a tutti coloro che effettuano un trasferimento elettronico di fondi nel periodo natalizio (offerta lanciata nell'ambito di una recente campagna pubblicitaria realizzata da un importante operatore del settore).
Sino a pochi anni fa si diceva che in sole 24 ore il denaro poteva essere movimentato per ben 72 volte in giro per il mondo. Al giorno d'oggi bastano 10 minuti.